domenica 25 settembre 2011

Un Addio O un Arrivederci

Amici vicini e lontani,
non so quanti di voi mi leggano, per quelli che capiteranno di nuovo in questo blog e che si interessano alla mia dolce vita vi rimando al mio nuovo blog.
Altro luogo, altra vita, altro blog....
neueslebenimberlin.blogspot.com.

domenica 18 settembre 2011

Scrivere per esorcizzare.

A- Volevo solo parlare


B- Ahhh oddio e piantala!!!Smettila con questa storia, col fatto che mi devi parlare, parlare, parlare. Ma che cosa avrai da dirmi di così speciale?Cosa cazzo mi devi dire??


A- Già, è normale, ormai non vuoi sentirmi più. Anche tu fai parte del partito "aspettando la Principessa azzurra"...


B- Ma...ma...che cazzo dici???ma ti senti quando parli??che c'entra ora 'sta storia?ma che significa?


A- Ma tu solo domande sai fare?


B- E' che non capisco. Mi scrivi. Scrivi che hai qualcosa da dirmi. Me ne scrivi una parte, forse solo per attirare la mia attenzione. Poi siamo da soli, ci vediamo, e tu, niente, non dici una parola. E ora te ne esci col fatto della principessa azzurra!!!Mi spieghi che cazzo c'entra?


A- Oddioo!!


B- Non è vero che non voglio parlarti...voglio ascoltarti..mi importa quello che hai da dire...voglio sapere che ti succede...


A- Ok ok. Ahh. C'è qualcosa che non riesco a dire a nessuno, che mi frulla in testa da tempo e che si è accentuata dopo l'ultima volta che mi hai scritto.


Mi hai scritto che la paura si deve toccare, non sfuggirla, non scapparne.


Beh la tocco ogni giorno la paura. Fino a quel momento non realizzavo. Mi sentivo semplicemente oppressa, quando non lo ero mai stata. Mi sentivo come se volessi urlare ma non avevo la voce per farlo. Bloccata. Non sapevo cosa fosse, eppure era così facile.


Era la paura. Toccare ogni giorno la paura di restare sola, senza nessuno che mi ami. E la tocco perchè lo sono.
Toccare ogni giorno la paura di non realizzare i mie sogni, non li ho realizzati, anzi non lo sono più. Tocco la paura di averli persi di vista.
Tocco ogni giorno la paura di aver deluse le persone che mi stanno intorno. Se non tute, ne ho deluse molte.


E un' ultima cosa....mi avevi anche scritto che sarebbe arrivato anche quello che non stavo cercando. Ed ecco tutto quello che non stavo cercando è arrivato. Certo sono arrivate anche le cose belle, ma non riesco a godermele in pieno, come se mi sentissi in colpa per qualcosa che non ho fatto. Non so se regge il discorso.
E a volte mi manca il respiro quando ci penso, e mi sveglio con l'angoscia che non potrò tenere la mano di nessuno o di non ritrovare più uno scopo.
E non posso permetterlo, non nel momento in cui tutto doveva cambiare, in cui la ruota avrebbe ricominciato a girare nel verso giusto.


Non dici niente?Nessuna domanda?


B- E che devo dire?Hai detto tutto tu


A- Eh eh eh. Già. 
Pensavo di dirtelo perchè credevo tu potessi capire, anzi n sono convinta.


B- Si ma io aspetto la principessa azzurra?Giusto?


A- ahahaha. Si giusto.


B- Beh saresti tu comunque a dover aspettare il principe azzurro. Non credi?


A- No. Assolutamente. Io...io aspetto il principe nero, uno che è caduto dal suo cavallo bianco e sta cercando di risalirci su di nuovo.


B- Ahhahahaha. Ma piantala!!


A- ahahahahah. Già.

sabato 25 giugno 2011

Tutte le altre cose belle

A: - Cos’hai oggi?
B: -Niente.
A: -Beh, non sembra.
B: -Non sembrano molte cose, e poi, invece lo sono.
A: - Ecco. Ieri non mi avresti risposto così. Mi avresti detto:”Beh fattelo sembrare stronza e non dire beh che sembri una capra”. E poi avresti riso vedendo la mia faccia e ti saresti scusato.
B: - Mi conosci così bene? …. Stronza.
B: - La mia fidanzata mi ha tradito.
B: - Proprio adesso. Proprio ora che avrebbero dovuto iniziare le cose belle. D’ora in poi tutto sarebbe dovuto andare bene. Tutto avrebbe iniziato ad avere un senso.
A: - Hai sempre usato il condizionale. Te ne sei accorto?
B: - Non fare sarcasmo. Non adesso. Non te ne uscire con questo sarcasmo che odio e ho sempre odiato. Non parlare con me. Vai via. Vai a casa. Non voglio sopportarti oggi. E poi che ne vuoi sapere tu? Che ne vuoi sapere di sogni infranti? Di amore? Di felicità? Di coppia? Sarcasmo del cazzo. Vai via.
A: - Cosa voglio saperne io? Cosa vuoi saperne tu di me?
Non puoi sapere che avevo 20 anni quando mi sono innamorata per la prima volta. 22, quando mi ha chiesto di sposarlo. 22 e mezzo, quando mi ha detto per telefono che mi stava tradendo. 23, quando ha riprovato a rimettersi con me, mentre stava con quella che, quando ne avevo 25, è diventata sua moglie e la madre del suo bambino. 24 quando sono riuscita a liberarmi dagli incubi che avevo ogni notte. Ne ho 27 adesso e aspetto ancora di potermi fidare di nuovo degli uomini, perché ne avevo 24,e 25 quando ci ho riprovato e sono stata servita di nuovo solo con dolore condito ad abbandono.
- Hai usato il condizionale perché niente è sicuro in amore. Nella vita.
B: - Mi dispiace … io ….
A: - Non dispiacerti.
-Lo so che è banale. Ma la tua vita non è finita. Non ti dico che non soffrirai. Non ti dico che passerà in fretta. Non ti dico che non proverai il dolore più grande. Ci sarà tutto questo. Solo brutture. Ma ti dico che passerà. Tutto passa. E arriveranno, allora, altre cose belle che ti faranno gioire.
B: - E quali sono le tue cose belle adesso?
A: - Io le sto ancora aspettando.

lunedì 6 giugno 2011

Un sabato sera qualsiasi in un qualsiasi posto

Capisci Emma?”

“Questo non è uno scherzo, Capisci quello che sto dicendo?”

Beh si lo capivo, anche se la lingua sbiascicava e lo sguardo andava e veniva dal bicchiere alla mia faccia, lentamente, come se la testa gli pesasse quanto quella di una statua di marmo.

Si, sbronzo era decisamente sbronzo, lo era sempre d’altronde il sabato. E chi non lo era in quel posto dimenticato dal Signore, la fiera del sabato sera, sei ubriachi al prezzo di uno sobrio, a trovarlo sarebbe stato un miracolo.

Nemmeno io stavo così bene però, la testa iniziava a girare, così lo piantai lì e uscì fuori a prendere un po’ d’aria. Ma lui,che mi sa avesse la stessa necessità, mi seguì.

Il contatto del viso con l’aria gelida come al solito mi fece riprendere i sensi, e anche Andrè dovette ricevere una bella scossa, perché lo vidi rabbrividire e aprire leggermente la sottile fessura degli occhi.

“Bella botta ho preso” gli dissi.

“A chi lo dici” mi rispose, giustamente.

Ci appoggiammo coi gomiti alla ringhiera, bicchiere in una mano, quello riuscivamo sempre a reggerlo, e sigaretta nell’altra.

Iniziammo a fumare e dopo la prima boccata Andrè ricominciò col suo discorso e io continuai ad ascoltarlo. Mi piaceva ascoltare, soprattutto quando i miei amici iniziavano a dispensare consigli sulla mia vita amorosa, alquanto improbabile o pressoché inesistente, anche se io ero sempre e comunque innamorata di qualcuno.

Andrè poi era speciale, lui lo vedevo come il ragazzo dell’amore, lo vedevo così innamorato, romantico, con gli occhi che gli brillavano quando parlava dell’argomento e aveva anche quel tono che sapeva di paternalistico, ma affettuoso e dolce. Insomma, da Andrè accettavo consigli sull’amore molto volentieri.

Certo quella forse non era la sera proprio adatta, eravamo un po’ alticci e abbastanza giù di morale, non mi ricordo perché. Ma lui era comunque convinto di quello che mi stava dicendo, quasi accanito, ma riprese col suo tono dolce di sempre, lingua sbiascicata a parte.

“Capito Emma? L’amore non è uno scherzo, tu sogni, sogni sempre, lui che ti dica che ti ama, che ti dica che vuole stare con te per sempre, che ti baci in modo appassionato. Ma questo non è uno scherzo, capisci?”

Credo di aver già sentito questa domanda sta sera, ma gli rispondo comunque. “Si, Andrè ho capito, ho capito” anche la mia lingua inizia ad attaccarsi leggermente al palato, quando parlo. “Potresti continuare però, ti impigli sempre nella stessa frase. Ho capito che l’amore non è uno scherzo. Ma è facile parlare quando lo si ha.” Forse stavo iniziando un po’ a scocciarmi, colpa dei quattro Chivas al bancone, ma mi ripresi subito. “Io ho voglia di sognare, ho voglia di sperare nell’amore, l’amore eterno”(beata gioventù).

“Si continuo, certo che continuo, e non t’arrabbiare”, sorso di chivas, il quinto, boccata di sigaretta, la seconda, la prima si era consumata al vento gelido, durante la riflessione.

“Vedi, tu sei speciale, sei una sognatrice, nessuno potrà spegnerti i sogni. E io non parlo così perché ho l’amore. Anzi forse è proprio per quello, forse perché ce l’ho e perché l’ho già avuto, so che non dura per sempre, sono consapevole che non dura per sempre, ecco perché non è uno scherzo, ecco perché devi prenderla più seriamente. Questo non significa che devi smetterla di sognare, ma devi farlo con più cautela”.

Iniziava a diventare serio, col whiskey succede, un sorso prima sei lì lì per addormentarti sul bancone, il sorso dopo sei capace di dissertare su Heidegger, Kant, l’esistenzialismo e il principio di relatività, così tutto in un colpo solo.

“L’amore è la cosa più bella del mondo”, continua. “E non è vero che è difficile da trovare, anzi, trovarlo è così semplice. Mantenerlo è il difficile. Insomma l’amore da solo non basta, è tutto quello che c’è intorno a renderlo speciale.”

Alcune gocce di pioggia iniziano a bagnarmi la mano, ne riesco a vedere qualcuna che entra anche nel bicchiere e questo non va molto bene, Andrè dà un’occhiataccia al cielo e rimbalza letteralmente dalla ringhiera al muro alle sue spalle e io faccio la stessa cosa, quasi imitandolo.

Mi guarda con quell’aria di chi non si ricorda cosa stavo dicendo appena un attimo prima, ma fa finta di niente, così lo aiuto.

“Si ho capito, l’amore è tutto un non so che e un non so cosa e un non so con chi e come e dove e quando, ma io ho voglia di scoprirlo, ho voglia di stare con un non so chi, in un non so dove, non so quando e nemmeno perché, invece di stare qui a ubriacarmi e parlare con un ubriacone come te”. La fragorosa risata di entrambe rompe la difficile piega che sta prendendo il discorso e la sua insensatezza. Anche il discorso è ubriaco infatti.

“Ho solo 17 anni, e che cazzo!!!”, concludo brillantemente.

Andrè mi guarda col suo sorriso sornione, da gatto. Poggia il bicchiere sulla ringhiera a rischio pioggia e caduta, non so delle due quale sia l’opzione più grave, ma lui sembra fregarsene a questo punto. Riesce a scovare una penna da non so dove, mi prende la mano e inizia a scarabocchiarci sopra una specie di disegno.

Mi porta la mano sotto il naso, di modo che io riuscissi a vedere bene e mi dice “ A tia u cori nun t’arriposa “(a te il cuore non riposa). Era un cuore, accanto un letto con una croce sopra.

Altra risata, che supera abbondantemente quella di prima.

Guardo il suo bicchiere in bilico e il mio, miracolosamente vuoti.

“Andiamo al bancone a riempircene un altro. Cerchiamo di dare un senso a questa serata, va.”

venerdì 13 maggio 2011

Kafka Scrive

Volevo arrivare in quella città del meridione, di cui nel nostro villaggio si dice: "Laggiù c'è della gente, pensate, che non dorme mai!"
"Perchè?"
"Perchè non sono mai stanchi."
"Perchè no?"
"Perchè sono folli."
"E i folli non si stancano mai?"
"Come potrebbero stancarsi i folli?"

sabato 16 aprile 2011

BRLN

Può una città diventare un sogno?
ci si può innamorare di una città?Della sua atmosfera, dei suoi sguardi, dei suo colori grigi,della sua arte?della sua fantasia?dei suoi occhi?dei suoi abiti?Può diventare una città un'ossessione da raggiungere ad ogni costo?
Si è possibile, anzi di più...ancora oggi mi chiedo cosa mi ha spinto lì la prima volta, mi rispondo che fu la curiosità, che fu la voglia di vederla per avere una corrispondenza alle tante voci che sentivo e che me la descrivevano, che pensavo già al mio futuro fuori dal mio Paese e avrei dovuto scegliere una città che mi desse la giusta energia.
E l'illuminazione venne, il primo risveglio a Berlino, la neve che cadeva fuori dalle finestre, tutto diventava bianco e limpido, e lì arrivò la chiarezza.
Ma era il coraggio che mancava, era la vera motivazione che mancava, erano i soldi, era il pensare di sprecare altro tempo della mia preziosa inutile esistenza.
Adesso invece è arrivata, senza pretese, senza crederci un attimo, sempre con la paura che potessero portarmela via. Voglio entrare in quella città e plasmarla dentro di me, voglio suonare la sua musica, dipingere la sua arte, costruire i suoi palazzi, scrivere la sua storia.
Mi riprenderò Berlino e per bene stavolta, solo per me.

mercoledì 16 marzo 2011

il mio primo articolo su Nodo in Gola

Carmela La Spina, apre una serie di articoli e video che vi proporremmo in questi giorni in vista del 17 marzo, il giorno della Ricorrenza del 150 d'Unità Italiana.



17 marzo 2011,

una data che dal primo gennaio di quest'anno sta ossessionando la totalità degli italiani, circondati in ogni dove da 150 di un pò di tutto, da eventi storici, a piatti tipici e tour gastronomici, a opere d'arte, a luoghi, per finire, ovviamente, con uno dei baluardi della nostra cultura, ovvero i libri e il mondo dell'editoria.
Il 1 marzo scorso è stata presentata a Torino la mostra protagonista del prossimo Salone Internazionale del Libro, L'Italia dei Libri, in cui viene allestita una bella lista, di quelle che piacciono tanto agli italiani ultimamente, dei 150 libri che hanno fatto grande l'Italia della letteratura negli ultimi 150 anni, un libro per ogni anno. E fin qui tutto bene, teoricamente. La mostra contiene, inoltre, altre belle liste, dai 15 editori, ai 15 super libri (uno per ogni decennio) ai 15 personaggi che hanno contraddistinto questo grande squarcio di storia. Ma badate bene personaggi, non scrittori, non letterati, ma personaggi, già la definizione dovrebbe farci pensare.E ancora qui tutto bene, sempre teoricamente, se non che andando a fondo della questione e cioè leggendo le liste mi viene qualche dubbio.
L'occhio finisce subito sul primo grande errore, tra nomi e titoli di un certo rispetto,che caratterizzano gli anni '70, quali Dario Fo e il suo Mistero Buffo, o Elsa Morante e La storia, spunta il nome sicuramente più conosciuto in Italia, di Paolo Villaggio e del suo carissimo personaggio Fantozzi. Incredibile ma vero, Fantozzi l'uomo medio italiano per eccellenza diventa un simbolo della cultura italiana.
Paolo Villaggio, che in occasione della presentazione del suo ultimo libro Mi Dichi, Prontuario comico della lingua italiana, ha dichiarato palesemente il suo odio verso il congiuntivo, diventa uno dei grandi scrittori che hanno fatto grande la letteratura italiani degli ultimi 150 anni, che questi rappresentino l'unità di un Paese che sta andando in malora poco importa.Giustamente mi viene da pensare che uno dei 150 libri che rappresentano l'Italia sicuramente non sarà scritto in italiano, ma in uno pseudoitaliano che ormai siamo abituati a giudicare corretto.
Ma Paolo Villaggio non è l'unico motivo di indignazione, scorrendo la lista mi viene da rabbrividire leggendo nomi quali Paolo Giordano, Giorgio Faletti, Susanna Tamaro,Gianni Brera per cui nutro profondo rispetto, ma che credo fermamente non siano il brillantissimo esempio di letteratura che mi aspettavo.
Il motivo di tutto ciò va ricercato nel curatore della mostra che guarda caso è Gian Arturo Ferrari, nome a molti di noi assolutamente non noto. Ma si da il caso che il signor Ferrari sia uno degli uomini più potenti dell'editoria italiana, lavora ovviamente per la casa editrice che in Italia ha più potere, la Mondadori, dove lo chiamano il professore e da dove controlla ben il 40 % del mercato editoriale del nostro bel Paese. Il signor Ferrari in un'intervista rilasciata a Il Giornale nel lontano 2005 affermava candidamente che "leggere è noioso, ma necessario", che "In Italia la cultura ritiene di essere superiore. E questo ha un’origine storica perché la lingua italiana nasce come lingua scritta e non parlata. Quindi è la lingua dei colti per i colti che guardano con grande disprezzo a tutto ciò che non può essere rinchiuso nella cittadella fortificata che loro accuratamente difendono" e, ciliegina sulla torta "la lettura è un’attività asociale, faticosa".
Bene cosa aspettarci dunque? Cosa aspettarci da un Paese cui il capo di governo critica fortemente la cultura e la scuola pubblica? Cosa aspettarci da un Paese i cui cittadini annuiranno con convinzione alla lettura dei titoli dei 150 libri che li rappresentano perchè gli ultimi della lista saranno gli unici che hanno letto e che credono siano grandi solo perchè non si annoiano leggendo e avranno la possibilità di comunque vedere la versione cinematografica per annoiarsi di meno? Ai posteri l'ardua sentenza, sperando ci sia un'evoluzione e non involuzione a cui credo stiamo assistendo in questi anni.


Carmela La Spina

domenica 13 febbraio 2011

LA LEGGE E LA POLITICA, DELLA SERIE LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI?

La prima volta che mi resi conto che avrei dovuto votare, alla tenera età di diciotto anni, mi sono chiesta quali conseguenze avrebbe avuto la mia crocetta su un foglio.
Chiesi un pò in giro e mi venne risposto che avrei fatto un servizio alla comunità votando un cittadino uguale a me che mi avrebbe rappresentato nelle istituzioni, che avrebbe fatto di tutto per risolvere i problemi che ci sono all'interno della comunità per garantirmi un degno futuro nella mia società.Vorrei sottolineare l'espressione "cittadino uguale a me", ci ritornerò in seguito.
Ma a diciotto anni ero una tenera ingenua, mi avvicinavo al mondo della politica e lo consideravo vago e complicato, come se non mi riguardasse. Non pensavo ancora che la politica sarebbe stata il motivo principale della mia frustrazione solo otto anni dopo.
Così adesso accendo la tv, leggo i giornali, i blog e vedo delle cose che non mi quadrano più di tanto.
La prima cosa che mi salta all'occhio sono i grandi vantaggi, i completi firmati, gli orecchini che valgono più della mia casa, le auto di lusso, e le plastiche facciali. I grandi viaggi, le vacanze in spiagge bianche e mari trasparenti all'altro capo del mondo, appartamenti in centro e appartamenti in paradisi fiscali, aerei privati e varia servitù, dal giardiniere all'igienista mentale personale, scusate il lapsus... , dentale, è un'igienista dentale.
E lì il primo dubbio mi assale: ma non avrebbero dovuto essere cittadini uguali a me? Io a stento sono riuscita a comprare due maglioni nuovi questo inverno.
La seconda cosa che mi si para davanti soprattutto vedendo i vari telegiornali è questa: tra le varie notizie si parla quasi sempre principalmente di reati. Reati vari, omicidi, furti, aggressioni, truffe. Solitamente l'accusato o il sospettato è sempre accompagnato nelle immagini da una bella macchina blu o azzurra, con simpatici omini vestiti in pendant con le loro auto, o al massimo nella fase successiva, sono in una stanza seduti a un tavolo, insieme ad altri omini vestiti di nero, che discutono di fronte altri omini vestiti di nero, seduti anch'essi su un tavolo.
I cittadini "uguali" a me, invece, sono sempre al loro posto, sospettati o condannati che siano, stanno sempre là, seduti nelle loro poltroncine. Allora mi dico: cazzo ho un bel potere mettendo una croce su un foglio. Non solo favorisco loro una gran bella vita agiata, ma gli consento di fare quel che gli pare.
Insomma se un tizio viene fermato per strada insieme ad una prostituta, magari minorenne, magari mentre la paga profumatamente mentre ha ancora i pantaloni abbassati, si sa che quel tale, cittadino comune e veramente uguale a me, ma senza crocetta sul foglio, avrà da quel momento in poi una vita d'inferno, sarà accompagnato dagli omini blu o azzurri nelle stanze con gli omini neri.
Se oggi mi venisse in mente di girare con in tasca cinque grammi di una sostanza stupefacente qualsiasi, saprei che rischio altamente la compagnia di omini blu o azzurri.
Poi accendo la famosa tv e vedo che gli uomini e le donne "uguali" a me fanno altrettanto, ma non vedo nessun omino di qualsiasi colore accanto, continuo a vedere i vestiti firmati, le plastiche facciali etc etc.
E lì di nuovo con la fantastica reazione: cazzo, che potere può avere una crocetta, accompagnata stavolta da una domanda: la legge è dunque uguale per tutti? La risposta sarà: si è uguale per tutti, o perlomeno i magistrati ci provano, poi davanti agli uomini e donne "uguali" a me si fanno spallucce, della serie: e che ci possiamo fare noi?
Ma come? Che ci possiamo fare noi? Magari iniziare col mandare una bella auto blu o azzurra,ma non di quelle che hanno semplicemente un lampeggiante in alto di quel colore, ma che abbia almeno una dicitura sulla fiancata in stampatello bianco. Magari condannarli di fronte a prove evidenti, magari iniziare a spazzare via dalle strade gli orecchini pendenti e i denti che l'igienista mentale ha dimenticato di curare.
Ma comunque la mettiamo, mi sa che non si può fare nulla, che anche noi faremo spallucce, perchè sia mai un giorno potremmo essere al loro posto e allora qualsiasi forma di giustizia potrebbe ritorcersi contro di noi. E noi non lo vogliamo mica, non vogliamo mica commettere reati ed essere puniti.
E poi anche io ho sempre desiderato un appartamento, un completo firmato, gli orecchini pendenti, le spiagge bianche, un massaggiatore indiano etc etc, e chi sono io per togliermi tutto ciò ancor prima di averlo ottenuto, con una semplice crocetta?

mercoledì 9 febbraio 2011

Si Lanci

Problema numero 1: Autostima pari a zero.
Problema numero 2: Fiducia in sè stessi pari a zero.
Problema numero 3: capacità di superare i problemi pari a zero.
Problema numero 4: propensione alle delusioni pari a mille.
Problema numero 5: persone incontrate in tutta la mia vita che mi hanno fatto perdere l'autostima, la fiducia in me, la capacità di superare i problemi e che hanno nettamente aumentato le mie aspettative di delusione: numero non stimabile, ma molto alto.
Ecco con tali premesse come dovrei lanciarmi? Io non sono come Amelie, insomma io mi sono sempre circondata di persone, sono abituata ai contatti con gli altri, quindi per me dovrebbe essere molto facile.
Dovrebbe si, dico bene, condizionale mai stato più utile.
C'è qualche intoppo però. Si, sono stata sempre circondata da buoni amici, da familiari amorevoli, ma ahimè soffro la sindrome del rifiuto.
Si proprio così, sindrome del rifiuto.
Insomma dichiarazioni d'amore mandate al macello, lettere d'amore strappate, toccate e fughe a non finire, sparizioni, desaparecidos, corna, promesse mai mantenute a bizzeffe.
Ora mi chiedo io con questo bellissimo background come potrei lanciarmi? Come potrei essere positiva?Come potrei sperare di ricevere una risposta positiva?Come potrei aspettarmi che dopo il temporale arrivano il sereno e l'arcobaleno e compagnia bella?
Qualcuno potrà obiettare, alzare le mani al cielo, pensare: e che sarà mai? E si ricomincia eh? E non si può avere sempre avere questi cattivi pensieri e bla bla bla. Ma è giusto e accetto qualsiasi obiezione, ma resta il fatto che chi nasce rotondo non può morire quadrato, e così me ne lavo le mani.
Per non parlare poi di un altro fattore più importante: il romanticismo.
Si, ogni giorno mi chiedo: ma dov'è finito il caro, vecchio buon romanticismo?
Si, insomma quello che pare abbiamo perso tutti, uomini e donne, niente più rose, cioccolatini, bigliettini lasciati nella cassetta della posta, striscioni con scritto ti amo appesi alle finestre, mani calde che riscaldano mani fredde, uscire all'alba e darsi il primo bacio con le montagne, il mare, la vista panoramica a fare da testimoni, prati verdi dove rotolarsi insieme e nessun vuoi uscire con me e nessuna chiamata nel cuore della notte per dire che ti manca e bla bla bla.
E poi per una donna è così difficile aspettarsi che sia un patetico lui a fare il primo passo? Che sia un ipotetico lui a chiederti il numero? Che sia un ipotetico lui ad attaccare bottone? Che sia, insomma, questo benedetto ipotetico lui a lanciarsi?
E insomma si lanci si lanci....si dalla finestra, e senza far troppo rumore per favore che disturba i vicini.



martedì 25 gennaio 2011

AnarchicArtista

Anarchica artista??Chissà?
Di certo non amo i sentimentalismi, di certo c'è anche che mi innamoro ad ogni cambio di luna, c'è da dire che non mi piacciono i padroni e c'è da dire che mi piace frequentare sempre gli stessi posti, c'è da dire che non mi piacciono gli dei e c'è da dire che sono in disaccordo su tutto.
C'è da dire che non amo i grigi, che mi piacciono i bianchi e i neri, mi piace l'uguaglianza, la parità di diritti e la disperazione.
C'è che non mi piacciono gli artisti, li amo, li adoro, penso che senza di loro non dovrebbe esistere il mondo, che noi viviamo per ammirare le loro doti, è questo il nostro scopo nella vita.
Ed è per questo che non mi sento una di loro, che semplicemente non lo sono. Io sono un'osservatrice, neanche una critica, sono semplicemente una voyeure, una spettatrice inconscia.
Vorrei essere me, ma sono piena di loro.
Fare l'amore, chissà. Stare da sola, chissà. Amare chissà.Passione e impeto o solitudine e tristezza?
Stare in guerra contro tutti e tutto, chissà.
Anarchica
Artista
Chissà.

domenica 16 gennaio 2011

Io, Me e...

Di solito una approfitterebbe di restare da sola per lavorare su se stessa....quanto mi piace st'espressione Lavorare su se stessi, ecco io non sono disoccupata, lavoro su me stessa.
Ma peccato che poi non vada realmente così, sono disoccupata anche in quello.
Allora succede che non riesco a fare sto lavoro, non lo so ma io e Me abbiamo uno strano rapporto, siamo come una coppia di amanti, insomma siamo costretti dalla passione a stare sempre insieme, ma poi dobbiamo separarci per un pò, perchè se no ci si annoia, diventa routine, monotonia, non so, ma ho sempre considerato le lunghe scadenze come noiose.
Da piccola e ancora oggi mi capita di ossevare delle pesone, accanto a me, che si amano da5,10,30,60 anni, li osservo e mi chiedo sempre come fanno, e subito l'ansia che si annida alla bocca dello stomaco.
E allora mi dico che sarà per combattere la noia del lavoro con se stessi, insomma uno non può lavorare solo su se stesso, deve anche lavorare su qualcun'altro, se no che vita è.
Ma queste sono solo divagazioni, come sempre il nocciolo del discorso è un altro, si fa sempre così si finisce col divagare.
Allora ritorniamo al nocciolo del discorso, che è per l'appunto...
Beh se Io e Me continuiamo a restare insieme, una di noi finirà per non sopravvivere e non so se sarà Io o Me.

martedì 11 gennaio 2011

DisOrdineMente

Non sono mai stata così ordinata nella mia vita....non so precisamente il motivo. ma credo sia lo stato di perenne nullafacenza che mi ha deviato a diventare una persona più o meno sana di mente.
Non ho mai pulito così tanto, non ho spolverato mai tanta polvere, scopato, aspirato, lavato tanto i piatti, messo a posto, ordinato l'armadio a seconda del tipo di abbigliamento, a tra poco per grado di colore, tinta unica da una parte e tinta distratta dall'altra, mai fatto così tante lavatrici in una settimana pur uscendo molto molto poco, steso panni, piegato e rimesso a posto, e la ruota continua a girare.
Adesso, mi dico che ci vorrebbe un pò di disordine, del tipo, non trovare le mutande pulite nel cassetto la mattina presto, quando sei in ritardo, bruciarsi col caffè caldo prima di andare da qualche parte, dimenticare le chiavi, i soldi, i libri, l'agenda, lasciare tutto, e ritornare e andare e venire. Arrivare in ritardo a lavoro, stare appiccicati alla gente e sapere che non riavrai il tuo odore per tutto il giorno, perchè si confonderà con quello degli altri, con quello della città, delle spezie, del traffico, della metropolitana.
Ho voglia di mischiarmi alla gemte, di non essere spettatrice delle vite degli altri, mentre la m ia scorre sperando che sia sempre domani, che il tempo debba correre per farmi trovare un pò di pace.Voglio fermare i miei momenti più belli, più intensi, voglio fermare il tempo e ci vuole disordine.
Nel frattempo faccio comunque grandi viaggi nel futuro, nel passato, non capendo la differenza tra l'uno e l'altro, pensando che sia comunque tutta una narrazione, sequenza di azioni, una volta passate, non ritornano più, mai due volte la stessa cosa, solo una sequenza di azioni. Che si svolgano, sia siano già svolte, non fa differenza e tutto si confonde e lì sta il disordine. Come amare il freddo, ma amare l'estate come stagione.
Adesso prendo lo zaino, è ora di andare.