domenica 25 settembre 2011

Un Addio O un Arrivederci

Amici vicini e lontani,
non so quanti di voi mi leggano, per quelli che capiteranno di nuovo in questo blog e che si interessano alla mia dolce vita vi rimando al mio nuovo blog.
Altro luogo, altra vita, altro blog....
neueslebenimberlin.blogspot.com.

domenica 18 settembre 2011

Scrivere per esorcizzare.

A- Volevo solo parlare


B- Ahhh oddio e piantala!!!Smettila con questa storia, col fatto che mi devi parlare, parlare, parlare. Ma che cosa avrai da dirmi di così speciale?Cosa cazzo mi devi dire??


A- Già, è normale, ormai non vuoi sentirmi più. Anche tu fai parte del partito "aspettando la Principessa azzurra"...


B- Ma...ma...che cazzo dici???ma ti senti quando parli??che c'entra ora 'sta storia?ma che significa?


A- Ma tu solo domande sai fare?


B- E' che non capisco. Mi scrivi. Scrivi che hai qualcosa da dirmi. Me ne scrivi una parte, forse solo per attirare la mia attenzione. Poi siamo da soli, ci vediamo, e tu, niente, non dici una parola. E ora te ne esci col fatto della principessa azzurra!!!Mi spieghi che cazzo c'entra?


A- Oddioo!!


B- Non è vero che non voglio parlarti...voglio ascoltarti..mi importa quello che hai da dire...voglio sapere che ti succede...


A- Ok ok. Ahh. C'è qualcosa che non riesco a dire a nessuno, che mi frulla in testa da tempo e che si è accentuata dopo l'ultima volta che mi hai scritto.


Mi hai scritto che la paura si deve toccare, non sfuggirla, non scapparne.


Beh la tocco ogni giorno la paura. Fino a quel momento non realizzavo. Mi sentivo semplicemente oppressa, quando non lo ero mai stata. Mi sentivo come se volessi urlare ma non avevo la voce per farlo. Bloccata. Non sapevo cosa fosse, eppure era così facile.


Era la paura. Toccare ogni giorno la paura di restare sola, senza nessuno che mi ami. E la tocco perchè lo sono.
Toccare ogni giorno la paura di non realizzare i mie sogni, non li ho realizzati, anzi non lo sono più. Tocco la paura di averli persi di vista.
Tocco ogni giorno la paura di aver deluse le persone che mi stanno intorno. Se non tute, ne ho deluse molte.


E un' ultima cosa....mi avevi anche scritto che sarebbe arrivato anche quello che non stavo cercando. Ed ecco tutto quello che non stavo cercando è arrivato. Certo sono arrivate anche le cose belle, ma non riesco a godermele in pieno, come se mi sentissi in colpa per qualcosa che non ho fatto. Non so se regge il discorso.
E a volte mi manca il respiro quando ci penso, e mi sveglio con l'angoscia che non potrò tenere la mano di nessuno o di non ritrovare più uno scopo.
E non posso permetterlo, non nel momento in cui tutto doveva cambiare, in cui la ruota avrebbe ricominciato a girare nel verso giusto.


Non dici niente?Nessuna domanda?


B- E che devo dire?Hai detto tutto tu


A- Eh eh eh. Già. 
Pensavo di dirtelo perchè credevo tu potessi capire, anzi n sono convinta.


B- Si ma io aspetto la principessa azzurra?Giusto?


A- ahahaha. Si giusto.


B- Beh saresti tu comunque a dover aspettare il principe azzurro. Non credi?


A- No. Assolutamente. Io...io aspetto il principe nero, uno che è caduto dal suo cavallo bianco e sta cercando di risalirci su di nuovo.


B- Ahhahahaha. Ma piantala!!


A- ahahahahah. Già.

sabato 25 giugno 2011

Tutte le altre cose belle

A: - Cos’hai oggi?
B: -Niente.
A: -Beh, non sembra.
B: -Non sembrano molte cose, e poi, invece lo sono.
A: - Ecco. Ieri non mi avresti risposto così. Mi avresti detto:”Beh fattelo sembrare stronza e non dire beh che sembri una capra”. E poi avresti riso vedendo la mia faccia e ti saresti scusato.
B: - Mi conosci così bene? …. Stronza.
B: - La mia fidanzata mi ha tradito.
B: - Proprio adesso. Proprio ora che avrebbero dovuto iniziare le cose belle. D’ora in poi tutto sarebbe dovuto andare bene. Tutto avrebbe iniziato ad avere un senso.
A: - Hai sempre usato il condizionale. Te ne sei accorto?
B: - Non fare sarcasmo. Non adesso. Non te ne uscire con questo sarcasmo che odio e ho sempre odiato. Non parlare con me. Vai via. Vai a casa. Non voglio sopportarti oggi. E poi che ne vuoi sapere tu? Che ne vuoi sapere di sogni infranti? Di amore? Di felicità? Di coppia? Sarcasmo del cazzo. Vai via.
A: - Cosa voglio saperne io? Cosa vuoi saperne tu di me?
Non puoi sapere che avevo 20 anni quando mi sono innamorata per la prima volta. 22, quando mi ha chiesto di sposarlo. 22 e mezzo, quando mi ha detto per telefono che mi stava tradendo. 23, quando ha riprovato a rimettersi con me, mentre stava con quella che, quando ne avevo 25, è diventata sua moglie e la madre del suo bambino. 24 quando sono riuscita a liberarmi dagli incubi che avevo ogni notte. Ne ho 27 adesso e aspetto ancora di potermi fidare di nuovo degli uomini, perché ne avevo 24,e 25 quando ci ho riprovato e sono stata servita di nuovo solo con dolore condito ad abbandono.
- Hai usato il condizionale perché niente è sicuro in amore. Nella vita.
B: - Mi dispiace … io ….
A: - Non dispiacerti.
-Lo so che è banale. Ma la tua vita non è finita. Non ti dico che non soffrirai. Non ti dico che passerà in fretta. Non ti dico che non proverai il dolore più grande. Ci sarà tutto questo. Solo brutture. Ma ti dico che passerà. Tutto passa. E arriveranno, allora, altre cose belle che ti faranno gioire.
B: - E quali sono le tue cose belle adesso?
A: - Io le sto ancora aspettando.

lunedì 6 giugno 2011

Un sabato sera qualsiasi in un qualsiasi posto

Capisci Emma?”

“Questo non è uno scherzo, Capisci quello che sto dicendo?”

Beh si lo capivo, anche se la lingua sbiascicava e lo sguardo andava e veniva dal bicchiere alla mia faccia, lentamente, come se la testa gli pesasse quanto quella di una statua di marmo.

Si, sbronzo era decisamente sbronzo, lo era sempre d’altronde il sabato. E chi non lo era in quel posto dimenticato dal Signore, la fiera del sabato sera, sei ubriachi al prezzo di uno sobrio, a trovarlo sarebbe stato un miracolo.

Nemmeno io stavo così bene però, la testa iniziava a girare, così lo piantai lì e uscì fuori a prendere un po’ d’aria. Ma lui,che mi sa avesse la stessa necessità, mi seguì.

Il contatto del viso con l’aria gelida come al solito mi fece riprendere i sensi, e anche Andrè dovette ricevere una bella scossa, perché lo vidi rabbrividire e aprire leggermente la sottile fessura degli occhi.

“Bella botta ho preso” gli dissi.

“A chi lo dici” mi rispose, giustamente.

Ci appoggiammo coi gomiti alla ringhiera, bicchiere in una mano, quello riuscivamo sempre a reggerlo, e sigaretta nell’altra.

Iniziammo a fumare e dopo la prima boccata Andrè ricominciò col suo discorso e io continuai ad ascoltarlo. Mi piaceva ascoltare, soprattutto quando i miei amici iniziavano a dispensare consigli sulla mia vita amorosa, alquanto improbabile o pressoché inesistente, anche se io ero sempre e comunque innamorata di qualcuno.

Andrè poi era speciale, lui lo vedevo come il ragazzo dell’amore, lo vedevo così innamorato, romantico, con gli occhi che gli brillavano quando parlava dell’argomento e aveva anche quel tono che sapeva di paternalistico, ma affettuoso e dolce. Insomma, da Andrè accettavo consigli sull’amore molto volentieri.

Certo quella forse non era la sera proprio adatta, eravamo un po’ alticci e abbastanza giù di morale, non mi ricordo perché. Ma lui era comunque convinto di quello che mi stava dicendo, quasi accanito, ma riprese col suo tono dolce di sempre, lingua sbiascicata a parte.

“Capito Emma? L’amore non è uno scherzo, tu sogni, sogni sempre, lui che ti dica che ti ama, che ti dica che vuole stare con te per sempre, che ti baci in modo appassionato. Ma questo non è uno scherzo, capisci?”

Credo di aver già sentito questa domanda sta sera, ma gli rispondo comunque. “Si, Andrè ho capito, ho capito” anche la mia lingua inizia ad attaccarsi leggermente al palato, quando parlo. “Potresti continuare però, ti impigli sempre nella stessa frase. Ho capito che l’amore non è uno scherzo. Ma è facile parlare quando lo si ha.” Forse stavo iniziando un po’ a scocciarmi, colpa dei quattro Chivas al bancone, ma mi ripresi subito. “Io ho voglia di sognare, ho voglia di sperare nell’amore, l’amore eterno”(beata gioventù).

“Si continuo, certo che continuo, e non t’arrabbiare”, sorso di chivas, il quinto, boccata di sigaretta, la seconda, la prima si era consumata al vento gelido, durante la riflessione.

“Vedi, tu sei speciale, sei una sognatrice, nessuno potrà spegnerti i sogni. E io non parlo così perché ho l’amore. Anzi forse è proprio per quello, forse perché ce l’ho e perché l’ho già avuto, so che non dura per sempre, sono consapevole che non dura per sempre, ecco perché non è uno scherzo, ecco perché devi prenderla più seriamente. Questo non significa che devi smetterla di sognare, ma devi farlo con più cautela”.

Iniziava a diventare serio, col whiskey succede, un sorso prima sei lì lì per addormentarti sul bancone, il sorso dopo sei capace di dissertare su Heidegger, Kant, l’esistenzialismo e il principio di relatività, così tutto in un colpo solo.

“L’amore è la cosa più bella del mondo”, continua. “E non è vero che è difficile da trovare, anzi, trovarlo è così semplice. Mantenerlo è il difficile. Insomma l’amore da solo non basta, è tutto quello che c’è intorno a renderlo speciale.”

Alcune gocce di pioggia iniziano a bagnarmi la mano, ne riesco a vedere qualcuna che entra anche nel bicchiere e questo non va molto bene, Andrè dà un’occhiataccia al cielo e rimbalza letteralmente dalla ringhiera al muro alle sue spalle e io faccio la stessa cosa, quasi imitandolo.

Mi guarda con quell’aria di chi non si ricorda cosa stavo dicendo appena un attimo prima, ma fa finta di niente, così lo aiuto.

“Si ho capito, l’amore è tutto un non so che e un non so cosa e un non so con chi e come e dove e quando, ma io ho voglia di scoprirlo, ho voglia di stare con un non so chi, in un non so dove, non so quando e nemmeno perché, invece di stare qui a ubriacarmi e parlare con un ubriacone come te”. La fragorosa risata di entrambe rompe la difficile piega che sta prendendo il discorso e la sua insensatezza. Anche il discorso è ubriaco infatti.

“Ho solo 17 anni, e che cazzo!!!”, concludo brillantemente.

Andrè mi guarda col suo sorriso sornione, da gatto. Poggia il bicchiere sulla ringhiera a rischio pioggia e caduta, non so delle due quale sia l’opzione più grave, ma lui sembra fregarsene a questo punto. Riesce a scovare una penna da non so dove, mi prende la mano e inizia a scarabocchiarci sopra una specie di disegno.

Mi porta la mano sotto il naso, di modo che io riuscissi a vedere bene e mi dice “ A tia u cori nun t’arriposa “(a te il cuore non riposa). Era un cuore, accanto un letto con una croce sopra.

Altra risata, che supera abbondantemente quella di prima.

Guardo il suo bicchiere in bilico e il mio, miracolosamente vuoti.

“Andiamo al bancone a riempircene un altro. Cerchiamo di dare un senso a questa serata, va.”

venerdì 13 maggio 2011

Kafka Scrive

Volevo arrivare in quella città del meridione, di cui nel nostro villaggio si dice: "Laggiù c'è della gente, pensate, che non dorme mai!"
"Perchè?"
"Perchè non sono mai stanchi."
"Perchè no?"
"Perchè sono folli."
"E i folli non si stancano mai?"
"Come potrebbero stancarsi i folli?"

sabato 16 aprile 2011

BRLN

Può una città diventare un sogno?
ci si può innamorare di una città?Della sua atmosfera, dei suoi sguardi, dei suo colori grigi,della sua arte?della sua fantasia?dei suoi occhi?dei suoi abiti?Può diventare una città un'ossessione da raggiungere ad ogni costo?
Si è possibile, anzi di più...ancora oggi mi chiedo cosa mi ha spinto lì la prima volta, mi rispondo che fu la curiosità, che fu la voglia di vederla per avere una corrispondenza alle tante voci che sentivo e che me la descrivevano, che pensavo già al mio futuro fuori dal mio Paese e avrei dovuto scegliere una città che mi desse la giusta energia.
E l'illuminazione venne, il primo risveglio a Berlino, la neve che cadeva fuori dalle finestre, tutto diventava bianco e limpido, e lì arrivò la chiarezza.
Ma era il coraggio che mancava, era la vera motivazione che mancava, erano i soldi, era il pensare di sprecare altro tempo della mia preziosa inutile esistenza.
Adesso invece è arrivata, senza pretese, senza crederci un attimo, sempre con la paura che potessero portarmela via. Voglio entrare in quella città e plasmarla dentro di me, voglio suonare la sua musica, dipingere la sua arte, costruire i suoi palazzi, scrivere la sua storia.
Mi riprenderò Berlino e per bene stavolta, solo per me.

mercoledì 16 marzo 2011

il mio primo articolo su Nodo in Gola

Carmela La Spina, apre una serie di articoli e video che vi proporremmo in questi giorni in vista del 17 marzo, il giorno della Ricorrenza del 150 d'Unità Italiana.



17 marzo 2011,

una data che dal primo gennaio di quest'anno sta ossessionando la totalità degli italiani, circondati in ogni dove da 150 di un pò di tutto, da eventi storici, a piatti tipici e tour gastronomici, a opere d'arte, a luoghi, per finire, ovviamente, con uno dei baluardi della nostra cultura, ovvero i libri e il mondo dell'editoria.
Il 1 marzo scorso è stata presentata a Torino la mostra protagonista del prossimo Salone Internazionale del Libro, L'Italia dei Libri, in cui viene allestita una bella lista, di quelle che piacciono tanto agli italiani ultimamente, dei 150 libri che hanno fatto grande l'Italia della letteratura negli ultimi 150 anni, un libro per ogni anno. E fin qui tutto bene, teoricamente. La mostra contiene, inoltre, altre belle liste, dai 15 editori, ai 15 super libri (uno per ogni decennio) ai 15 personaggi che hanno contraddistinto questo grande squarcio di storia. Ma badate bene personaggi, non scrittori, non letterati, ma personaggi, già la definizione dovrebbe farci pensare.E ancora qui tutto bene, sempre teoricamente, se non che andando a fondo della questione e cioè leggendo le liste mi viene qualche dubbio.
L'occhio finisce subito sul primo grande errore, tra nomi e titoli di un certo rispetto,che caratterizzano gli anni '70, quali Dario Fo e il suo Mistero Buffo, o Elsa Morante e La storia, spunta il nome sicuramente più conosciuto in Italia, di Paolo Villaggio e del suo carissimo personaggio Fantozzi. Incredibile ma vero, Fantozzi l'uomo medio italiano per eccellenza diventa un simbolo della cultura italiana.
Paolo Villaggio, che in occasione della presentazione del suo ultimo libro Mi Dichi, Prontuario comico della lingua italiana, ha dichiarato palesemente il suo odio verso il congiuntivo, diventa uno dei grandi scrittori che hanno fatto grande la letteratura italiani degli ultimi 150 anni, che questi rappresentino l'unità di un Paese che sta andando in malora poco importa.Giustamente mi viene da pensare che uno dei 150 libri che rappresentano l'Italia sicuramente non sarà scritto in italiano, ma in uno pseudoitaliano che ormai siamo abituati a giudicare corretto.
Ma Paolo Villaggio non è l'unico motivo di indignazione, scorrendo la lista mi viene da rabbrividire leggendo nomi quali Paolo Giordano, Giorgio Faletti, Susanna Tamaro,Gianni Brera per cui nutro profondo rispetto, ma che credo fermamente non siano il brillantissimo esempio di letteratura che mi aspettavo.
Il motivo di tutto ciò va ricercato nel curatore della mostra che guarda caso è Gian Arturo Ferrari, nome a molti di noi assolutamente non noto. Ma si da il caso che il signor Ferrari sia uno degli uomini più potenti dell'editoria italiana, lavora ovviamente per la casa editrice che in Italia ha più potere, la Mondadori, dove lo chiamano il professore e da dove controlla ben il 40 % del mercato editoriale del nostro bel Paese. Il signor Ferrari in un'intervista rilasciata a Il Giornale nel lontano 2005 affermava candidamente che "leggere è noioso, ma necessario", che "In Italia la cultura ritiene di essere superiore. E questo ha un’origine storica perché la lingua italiana nasce come lingua scritta e non parlata. Quindi è la lingua dei colti per i colti che guardano con grande disprezzo a tutto ciò che non può essere rinchiuso nella cittadella fortificata che loro accuratamente difendono" e, ciliegina sulla torta "la lettura è un’attività asociale, faticosa".
Bene cosa aspettarci dunque? Cosa aspettarci da un Paese cui il capo di governo critica fortemente la cultura e la scuola pubblica? Cosa aspettarci da un Paese i cui cittadini annuiranno con convinzione alla lettura dei titoli dei 150 libri che li rappresentano perchè gli ultimi della lista saranno gli unici che hanno letto e che credono siano grandi solo perchè non si annoiano leggendo e avranno la possibilità di comunque vedere la versione cinematografica per annoiarsi di meno? Ai posteri l'ardua sentenza, sperando ci sia un'evoluzione e non involuzione a cui credo stiamo assistendo in questi anni.


Carmela La Spina