sabato 25 giugno 2011
Tutte le altre cose belle
lunedì 6 giugno 2011
Un sabato sera qualsiasi in un qualsiasi posto
“Capisci Emma?”
“Questo non è uno scherzo, Capisci quello che sto dicendo?”
Beh si lo capivo, anche se la lingua sbiascicava e lo sguardo andava e veniva dal bicchiere alla mia faccia, lentamente, come se la testa gli pesasse quanto quella di una statua di marmo.
Si, sbronzo era decisamente sbronzo, lo era sempre d’altronde il sabato. E chi non lo era in quel posto dimenticato dal Signore, la fiera del sabato sera, sei ubriachi al prezzo di uno sobrio, a trovarlo sarebbe stato un miracolo.
Nemmeno io stavo così bene però, la testa iniziava a girare, così lo piantai lì e uscì fuori a prendere un po’ d’aria. Ma lui,che mi sa avesse la stessa necessità, mi seguì.
Il contatto del viso con l’aria gelida come al solito mi fece riprendere i sensi, e anche Andrè dovette ricevere una bella scossa, perché lo vidi rabbrividire e aprire leggermente la sottile fessura degli occhi.
“Bella botta ho preso” gli dissi.
“A chi lo dici” mi rispose, giustamente.
Ci appoggiammo coi gomiti alla ringhiera, bicchiere in una mano, quello riuscivamo sempre a reggerlo, e sigaretta nell’altra.
Iniziammo a fumare e dopo la prima boccata Andrè ricominciò col suo discorso e io continuai ad ascoltarlo. Mi piaceva ascoltare, soprattutto quando i miei amici iniziavano a dispensare consigli sulla mia vita amorosa, alquanto improbabile o pressoché inesistente, anche se io ero sempre e comunque innamorata di qualcuno.
Andrè poi era speciale, lui lo vedevo come il ragazzo dell’amore, lo vedevo così innamorato, romantico, con gli occhi che gli brillavano quando parlava dell’argomento e aveva anche quel tono che sapeva di paternalistico, ma affettuoso e dolce. Insomma, da Andrè accettavo consigli sull’amore molto volentieri.
Certo quella forse non era la sera proprio adatta, eravamo un po’ alticci e abbastanza giù di morale, non mi ricordo perché. Ma lui era comunque convinto di quello che mi stava dicendo, quasi accanito, ma riprese col suo tono dolce di sempre, lingua sbiascicata a parte.
“Capito Emma? L’amore non è uno scherzo, tu sogni, sogni sempre, lui che ti dica che ti ama, che ti dica che vuole stare con te per sempre, che ti baci in modo appassionato. Ma questo non è uno scherzo, capisci?”
Credo di aver già sentito questa domanda sta sera, ma gli rispondo comunque. “Si, Andrè ho capito, ho capito” anche la mia lingua inizia ad attaccarsi leggermente al palato, quando parlo. “Potresti continuare però, ti impigli sempre nella stessa frase. Ho capito che l’amore non è uno scherzo. Ma è facile parlare quando lo si ha.” Forse stavo iniziando un po’ a scocciarmi, colpa dei quattro Chivas al bancone, ma mi ripresi subito. “Io ho voglia di sognare, ho voglia di sperare nell’amore, l’amore eterno”(beata gioventù).
“Si continuo, certo che continuo, e non t’arrabbiare”, sorso di chivas, il quinto, boccata di sigaretta, la seconda, la prima si era consumata al vento gelido, durante la riflessione.
“Vedi, tu sei speciale, sei una sognatrice, nessuno potrà spegnerti i sogni. E io non parlo così perché ho l’amore. Anzi forse è proprio per quello, forse perché ce l’ho e perché l’ho già avuto, so che non dura per sempre, sono consapevole che non dura per sempre, ecco perché non è uno scherzo, ecco perché devi prenderla più seriamente. Questo non significa che devi smetterla di sognare, ma devi farlo con più cautela”.
Iniziava a diventare serio, col whiskey succede, un sorso prima sei lì lì per addormentarti sul bancone, il sorso dopo sei capace di dissertare su Heidegger, Kant, l’esistenzialismo e il principio di relatività, così tutto in un colpo solo.
“L’amore è la cosa più bella del mondo”, continua. “E non è vero che è difficile da trovare, anzi, trovarlo è così semplice. Mantenerlo è il difficile. Insomma l’amore da solo non basta, è tutto quello che c’è intorno a renderlo speciale.”
Alcune gocce di pioggia iniziano a bagnarmi la mano, ne riesco a vedere qualcuna che entra anche nel bicchiere e questo non va molto bene, Andrè dà un’occhiataccia al cielo e rimbalza letteralmente dalla ringhiera al muro alle sue spalle e io faccio la stessa cosa, quasi imitandolo.
Mi guarda con quell’aria di chi non si ricorda cosa stavo dicendo appena un attimo prima, ma fa finta di niente, così lo aiuto.
“Si ho capito, l’amore è tutto un non so che e un non so cosa e un non so con chi e come e dove e quando, ma io ho voglia di scoprirlo, ho voglia di stare con un non so chi, in un non so dove, non so quando e nemmeno perché, invece di stare qui a ubriacarmi e parlare con un ubriacone come te”. La fragorosa risata di entrambe rompe la difficile piega che sta prendendo il discorso e la sua insensatezza. Anche il discorso è ubriaco infatti.
“Ho solo 17 anni, e che cazzo!!!”, concludo brillantemente.
Andrè mi guarda col suo sorriso sornione, da gatto. Poggia il bicchiere sulla ringhiera a rischio pioggia e caduta, non so delle due quale sia l’opzione più grave, ma lui sembra fregarsene a questo punto. Riesce a scovare una penna da non so dove, mi prende la mano e inizia a scarabocchiarci sopra una specie di disegno.
Mi porta la mano sotto il naso, di modo che io riuscissi a vedere bene e mi dice “ A tia u cori nun t’arriposa “(a te il cuore non riposa). Era un cuore, accanto un letto con una croce sopra.
Altra risata, che supera abbondantemente quella di prima.
Guardo il suo bicchiere in bilico e il mio, miracolosamente vuoti.
“Andiamo al bancone a riempircene un altro. Cerchiamo di dare un senso a questa serata, va.”